|
Note
biografiche essenziali di gianberra
Gian
Berra nel 1973
Le mie radici sono importanti. Sono le
esperienze dell'infanzia che formano.
Dimenticarsene o far finta che siano acqua
passata è ingannevole. Io ci tengo così tanto
che mi confronto con esse ogni attimo. Tornare
alle proprie radici è come ricevere la forza,
l'entusiasmo, la disponibilità a crescere come
fanno tutti i cuccioli dell'essere umano.
Maturare senza portarsi dietro lo stupore
dell'infanzia è come morire. La NATURA si
disinteressa dell'identità delle singole
creature. Ad essa interessa la massa di vita che
replica sé stessa. Per questo ritengo che
l'intelligenza sia un evento capitato a caso,
almeno finché essa non sarà utilizzata veramente
a vantaggio di ogni identità che desideri vivere
per giocare alla vita.
Gian Berra organizza le prime
esposizioni pubbliche della sua arte alla fine
degli anni 70 quando il grande balzo del mercato
dell'arte si è ormai esaurito. Il boom economico
è ormai un ricordo e la realtà delle cose si
impone come un periodo di riflessione davvero
salutare. Ascoltiamolo:
" ...
Sembrava che l'illusione di scimmiottare le
esagerazioni del mercato dell'Arte
internazionale non valesse più. I quadri senza
contenuto non venivano più presi in
considerazione. Anche in provincia gli "artisti"
che avevano cavalcato la moda dei nuovi ricchi
di formarsi una immagine avevano capito che si
trattava ormai di una sbornia che era finita nel
ridicolo ..."
" ... Cosa
potevo proporre io con la mia arte così ingenua,
scarna, "fuori dal tempo", ormai scontata?
Eppure il mio fuoco interiore mi implorava di
non far caso e a continuare a scavare dietro le
maschere di chi vive sulle illusioni di un
successo fine a sé stesso. Fu una scelta dura,
ma solo così mi sentivo appagato. In quel tempo
ancora non si parlava di "radici" e il futuro
buio che si intravedeva all'orizzonte pareva un
vuoto senza speranza.
Mi accorgevo
che era così facile lasciare che i ricordi mi
indicassero la strada della mia vera identità.
Perché mai la gente che mi sciamava attorno non
vedeva i colori che io ammiravo attorno a me? Io
mi fermavo ad ascoltare le voci dei vecchi muri,
mi beavo di salutare i sassi del greto del Piave
e guardavo rapito i camini che fumavano dai
tetti delle case. Ogni tanto fuggivo in sella
alla mia vecchia Moto Guzzi 500 militare e
raggiungevo il mare a Jesolo. Il vento e il sole
mi confortavano e mi facevano sognare con
l'entusiasmo di chi non ha dimenticato la
lezione di libertà che veniva dal '68. La
splendida lezione di John Lennon che cantava il
sogno Hippy pareva dimenticata. La festa pareva
finita, La politica era riuscita a deformare
quel sogno in violenza ed inganno. La New Age
ancora non era arrivata in Italia e le coscienze
erano smarrite in quel vuoto. E felici di
esserlo.
Io invece
tenevo duro. Già allora ero convinto che la
ricchezza era dentro ciascuno di noi. bastava
tirarla fuori. Non te la regala nessuno e quando
la trovi per strada oppure viene imposta ai
bambini come verità assoluta... ti chiede in
cambio la tua anima..."
"... Ormai
avevo deciso: Avrei trasformato le immagini che
percepiva la mia anima in rappresentazioni
concrete che tutti potevano vedere. Dipinti,
forme reali, scritti, poesie, concetti: e li
avrei adorati io per primo. Creare Idoli invece
di cercarli per strada. "
SONO NATO...
Sono nato in un
giorno di novembre del 1947 appena dopo
che la guerra era finita. A
Segusino
(TV) non c'erano strade asfaltate e
pochissimi telefoni. Segusino è un paese
di collina, quasi di montagna. Quelli
coraggiosi se ne andavano a lavorare
all'estero, ma la fuga era iniziata 100
anni prima quando il paradiso
artificiale della repubblica di Venezia
fu spazzata via. Il Regno vi portò più
miseria di prima e quando nacqui io la
miseria era la norma. La miseria detta
delle leggi severe quando è associata
all'ignoranza. Solo i sentimenti di
umanità e pazienza infinita delle donne
hanno salvato l'anima di questi paesi
oppressi da un senso di impotenza di
fronte agli eventi. Sono problemi che
affliggono gli esseri umani, non certo
madre natura. Segusino ha una natura
fortunata e splendida. ma i suoi
abitanti non lo sapevano. Parlai tempo
fa con i pochi vecchi rimasti ed ebbi
la fortuna di scoprire la realtà celata
dietro la paura di morire di fame. Come
ogni luogo isolato dal mondo i conflitti
e gli odii nascevano per cose da niente:
bastava calpestare il campo di un
vicino, rubare una mela per richiamare
l'odio. Le chiacchiere di paese erano
gestite dalle perpetue e ogni favore era
il frutto di sottomissione a chi poteva
mettere una buona parola. L'osteria era
lo sfogo dei maschi e il pettegolezzo
un'arma a doppio taglio delle vecchie
signore. Il dialetto di segusino era
aspro e deciso come quello dei
montanari. La chiesa era il luogo dove
vedere chi veniva ogni domenica a
mostrare sé stesso. Chi non ci veniva
suscitava sospetti.
La mia natura si
lasciava incantare da questo angolo di
Veneto senza tempo. Un ottimismo che mi
portava dentro il paesaggio umano e
fisico di quei luoghi. Un veneto che
faceva fatica a gettare via le sue
radici. Quando venne il sessantotto,
epoca favolosa, già cominciavo ad
esplorare i dintorni del mondo e la
passione di dipingere divenne la
direzione principale.
Rappresentare lo
stupore per il mondo che mi cresceva
dentro non paga, come del resto come
tutte le passioni. Il solo fatto di
viverlo appaga e incita a continuare.
L'entusiasmo della gioventù mi portava
su una strada difficile da gestire.
L'artista lavora per sé, ma cerca ogni
attimo il dialogo.
Imparai presto che
la realtà è ben diversa. Che strano il
mercato dell'Arte! neanche la c'è spazio
per sognare. Però mi diedi da fare a
modo mio, e l'energia era tanta quanto i
sogni.
La galleria d'arte
Martinazzo di Montebelluna mi diede una
mano preziosa nel 1978 ad uscire dal
guscio. Poi cominciò la vera serie di
mostre, in gran parte autogestite.
La mia arte era
sempre ottimista ed entusiasta. Non mi
interessava lo sfogo fine a sé stesso.
Un figurativo ingenuo ed essenziale che
col tempo si riempie di sprazzi di
ironia e compiacimento. Un
FIGURATIVO NEO
BAROCCO come amo definirlo.
Un sogno appunto,
come le rare sculture che già iniziavo
allora a produrre. Una scoperta
gradevole fu
l'acquarello: ho sempre avuto una
mano svelta e spontanea. Ancora oggi mi
diverte, specialmente nei piccoli
formati.
Ma il gioco non ha
mai fine: come divertirsi senza usare la
figura? Così senza tralasciare nulla
sfidai il confine ulteriore e nacque la
mia ulteriore forma di gioco artistico.
Il
BAROCCO INFORMALE
era già nelle mie mani che
tentavano un ulteriore modulo
espressivo. Sembra facile, invece si
rivelò una strada piena di nuove sfide.
Il concetto che perde la sua leggibilità
immediata a favore di una proposta di
pensiero senza suggerimenti: un invito
all'osservatore a sfidare il proprio
sentire e vedere dove poteva arrivare.
Ringrazio il mio
ultimo ( di tempo) amico ed estimatore
Giancarlo Nadai che continua a darmi
suggerimenti e pareri. Un artista ne ha
bisogno come il pane.
Gian Berra,
primavera 2007
|
Panoramica di
35 anni di eventi:
Dal 1977 al 1980 :
Ho organizzato due mostre a Treviso a
Ca' de Ricchi e per 4 anni in mostra
permanente alla galleria Val in piazza
del grano. Due personali alla galleria
Brotto a Cornuda (TV). Due personali
alla galleria Il Pozzo di Castelfranco
Veneto, Personale a Villach (Austria),
Collettiva a San Diego ( California,
USA), personale alla galleria Ponte
della Madonna a Conegliano TV, personale
alla galleria Rasarda a Montecatini
Terme, inizio della collaborazione con
la galleria Martinazzo di Montebelluna.
Nel 1978 espongo per la prima volta a
Treviso presso la Galleria "Lo Scrigno
di Val". E' l'occasione per conoscere il
"mercato" della mia provincia. Mi viene
offerta l'occasione di esporre alla sala
storica di Ca' de Ricchi per due anni
nel 1978 e nel 1979. Mi viene presentato
un pittore di gran valore allora in voga
in città: BRUNO
FAEL. Lo incontro nel suo
splendido studio presso piazza Vittoria;
mi fu prodigo di consigli da cui trarrò
frutto e di cui lo ringrazio di cuore.
Nel 1980 mi decido ad aprire il mio
nuovo studio a Trento in piazza S Maria
Maggiore. L'avventura durerà un anno in
cui ospito nel mio studio un amico
pittore d'eccezione:
BRUNO DONADEL
di Pieve di Soligo (TV). Personale a
Pejo (TN).
Dal 1981 al 1991:
Ritorno nello studio di Covolo di Piave
(TV) e organizzo la serie di eventi che
seguono: Personale a Torino (Centro
d'arte Internazionale), Personale a
Padova (galleria Semeghini), MOSTRA ALLA
"GIPSOTECA DEL CANOVA" a Possagno
assieme a Danilo
Soligo ( 1984), in permanenza per
due stagioni alla galleria Bafile a
Jesolo VE, Per due stagioni in
permanenza alla galleria Sartori a
Lignano Sabbiadoro- nel 1986 inizia la
serie delle mostre in Lazio: una
personale a Lanuvio e un'altra a genzano
sui colli romani. Una a Roma alla
Saletta dell'Arte. Dal 1987 al 1991 la
serie di mostre estive a seguito delle
"Feste dell'Unità". Tutte quelle estati
in giro per il Veneto: circa 35 mostre a
contatto diretto con la gente. Nel 1989
inizia l'avventura in Germania.
Personali a Dusseldorf, Braunschweig,
Monaco e Wurzburg. Gian B-erra ricorda
gli artisti che già da questo incontra:
Luciano Buso,
Danilo Soligo, Roberto Poloni,
Ottorino Stefani
di cui parla alla pagina biografia di
questo sito.
Dal 1992 al 2005:
Nel 1989 incontra
Franco Carraro, fondatore di
Radio gamma 5,
una radio libera e alternativa che opera
in Veneto e ascoltata anche fuori della
regione. E' l'occasione per collaborare
con la radio per diffondere il messaggio
creativo. Gian Berra vi tiene una
trasmissione il pomeriggio della
domenica per un certo tempo: il titolo è
" Tra oriente ed occidente", temi di
confronto tra due culture che si
incontrano.
Nel 1993 inizia l'avventura del
CORSO PRATICO DI
PITTURA che creo come modo di
interagire con la gente che mi vive
vicino. Lo scopo e quello di far fare
esperienza di creatività pratica a
chiunque voglia provare. Quasi mille
persone frequenteranno il corso.
Rallento con le personali ma faccio dei
viaggi presso collezionisti europei a
Parigi, Praga, Metz (Francia), Liegi
(Belgio). Creo l'Associazione
Culturale " La
criola" per
aiutare ad emergere gli artisti timidi
della mia terra. Fondo un "Concorso di
Poesia New Age" che indice una grande
festa della poesia ogni solstizio
d'estate. Poeti che si premiano l'un
l'altro senza critici esperti. Organizzo
per undici anni presso il municipio di
Cornuda (TV) una " Collettiva di Pasqua"
per far incontrare gli artisti locali e
non. Nel 2005 dedico questa esposizione
che sarà l'ultima agli artisti più
vicini al professionismo, ma troppo
timidi per organizzarsi. Quasi tutti di
Valdobbiadene (TV). Spiccano gli artisti
con più esperienza e più anni di
pratica: SERGIO
BORTOLIN, MIRELLA SOTGIU, BEPI MIONETTO
e GIOVANNI CARAMEL un grafico
meraviglioso, schivo e riservato che nel
suo paese di Valdobbiadene era
praticamente ignorato. Lo andai a
trovare e lo trovai già molto malato. Fu
un onore per me proporgli una mostra.
Dal 1995 al 1999 frequenta un corso
completo di formazione in Psicosintesi e
ne consegue un diploma presso il Centro
di Psicosintesi di Padova, già diretto
già allora in modo magistrale dalla
dottoressa Cinzia
Ghidini. E'
l'occasione per indagare i meccanismi
mentali che formano ed esprimono la
potenza nascosta della creatività. La
maggiore consapevolezza delle
potenzialità nascoste in ogni essere
umano sono alla portata di ognuno: basta
superare le paure indotte da una
educazione che limita il coraggio così
naturale nei bambini, di osare oltre ciò
che è ovvio.
Nel frattempo scrivo poesie e comincio
con i primi racconti (vedi nelle atre
pagine del sito). Da alcuni anni mi
diverto con la pittura
INFORMALE
BAROCCO che
si affianca in perfetta armonia con la
vena figurativa che mi contraddistingue.
Sono solo due linguaggi che chiedono
solo di esserci e dire la loro. Nel 2003
cambio casa, ora abito e lavoro in via
Barche 38 sempre a Covolo di Piave TV.
Nel frattempo ho trovato il tempo di
fare diverse conferenze sul tema della
"Paura, chi è costei?" L'ultima l'ho
tenuta a novembre 2006 in una personale
delle mie opere davvero ben riuscita
presso l'Officina dell'Arte a Conegliano
TV. L'amico Giancarlo Nadai mi organizza
anche una permanente presso la
"Trattoria Baia del Re" a Refrontolo
(TV); anche quello è un modo di porre le
opere d'arte a contatto diretto con la
gente. Mi muovo di meno ed è ora che
siano i quadri a viaggiare. Nel dicembre
2006 termino il mio primo romanzo:
WASERE, cuore di drago, circa 200
pagine, che faccio girare tra gli amici
più intimi in attesa di una sua
pubblicazione. Il romanzo è ambientato
nel 1906 nel paese di Segusino (dove
sono nato) e racconta di un fatto
misterioso realmente accaduto in quei
monti: magia e realtà si scontrano
quando l'anima del luogo si risveglia.
Ma ne sto già scrivendo un altro di un
genere completamente diverso.I libri
di Gian Berra sono reperibili su
Lulu.com.
Gian Berra
|
|