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GALLERIA Opere
recenti di Gian Berra ( 2008, 2009 )
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bar barocco
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betulle
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bosco barocco
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attesa
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ase a Segusino |
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campi di grano in collina
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Chioggia alba chiara
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Chioggia barocca
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Chioggia
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Chioggia all'alba
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fiori e nostalgia
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Commedia barocca
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L'isola che non c'è
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isola barocca
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nevicata a Segusino
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Milies, autunno
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osteria
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orti barocchi
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periferia barocca intima
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pace di periferia moderna
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periferia barocca veneta alla ferrovia
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periferia barocca veneta
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Piave e Pianezze
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pescatori
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prima neve a Segusino
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Asolo d'autunno, gian berra
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riposo dopo il ballo
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Stramare intima
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Asolo, gian berra
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Baite ad Arsiè
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Asolo, la fontanella, gian berra
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Asolo, villa Freya Stark, gian berra
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Autunno in collina, gian berra
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Bosco, gian berra
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Burano, gian berra
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Chioggia mattutina, gian berra
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Chioggia silente, gian berra
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Chioggia, gian berra
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montagna veneta, gian berra
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Piave d'autunno, gian berra
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Piave, gian berra
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Stramare, autunno, gian berra
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Venezia al tramaonto, gian berra
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Venezia oiccola, gian berra
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Venezia, angolo solitario, gian berra
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Venezia, la dogana, gian berra
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Venezia, omaggio a Cavizzago, gian berra
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Dialogo con l'artista e
un vecchio amico...
... Lo incontrai circa quindici anni fa. Indaffarato
nel suo vecchio studio a riempire le sue giornate di
momenti interessanti. Cercava di rincorrere senza posa i
suoi pensieri. Pensieri creativi e disordinati. Un modo
di dare un ordine coerente alle cose della vita. E poi
subito dopo a disfare ogni cosa per sfidare quella
patina in cerca di ciò che vi stava sotto. Irrequieto e
scontento di tutto, ma sempre pieno di meraviglia per
ogni cosa.
Già da più di venti anni avevo notato i suoi dipinti
circolare discreti nel mondo del collezionismo veneto e
poi nazionale. Chi è Gian Berra? Mi sentivo chiedere da
appassionati d'arte che si ritrovavano quei quadri che
colpivano per la loro invadenza. Parevano discreti e
nostalgici ad un primo sguardo. Poi catturavano
l'attenzione e diventavano indispensabili ad una
collezione. Ma l'artista si vedeva poco in giro. Pareva
lavorasse là in provincia, isolato ma non troppo. Non
inseguiva il mercato, non frequentava gallerie.
Cominciai a cercare quelle opere, ma la voglia di
conoscerlo di persona vinse ogni indugio e lo cercai.
IL SAPORE DELLA TERRA
Gian Berra si porta dentro un sapore di terra e di
identità indefinite. Il prossimo novembre 2007 compie
sessanta anni anni e ancora vive dentro quelle zolle che
gli hanno dato vita. Gioca con internet, ma è solo una
crosta sottile che lo diverte. Quando vuole fare festa,
si prepara la polenta come faceva sua nonna e cuoce del
formaggio con qualche fetta di sopressa ( il salame di
quella terra) e del vino da poco prezzo. Magari fa una
ennesimo sortita nell'orto a cogliere un po' di
radicchio da condire con la cipolla. Una breve
passeggiata in cui il suo sguardo scruta le nuvole. A
ciascuna da un nome. Ma anche i meli e le piante di
pomodori gli parlano e gli rendono interessante la
visita a quel tempio senza pareti. I suoi idoli sono
infiniti, tanto che non importa se non hanno tutti un
nome.
Ognuna di questa presenze ha una sua identità
precisa. Gian Berra ogni attimo, senza posa, cerca di
capire chi ha davanti e si meraviglia come un bambino
della novità.
Ogni tanto va in città. Magari a Treviso o a
Chioggia. E passeggia osservando con meraviglia la
gente, la linea dei tetti, le ombre delle case e il
colore dell'aria. Assapora le armonie nascoste e si
chiede se anche gli altri hanno dentro quello stupore
che lo strugge. Poi quando torna a casa si porta dietro
un carico emotivo speciale e subito prede una tela e
inizia il gioco. La realtà Gian Berra è un orizzonte
sconfinato e mai definitivo.
Una realtà e solo dentro, un'altra è fuori. Due modi
di giocare e mescolare. Il risultato è l'opera d'arte.
Gli chiesi: - Cos'è per te l'arte? - Lui mi guardò
felice che glielo avessi chiesto, era felice di darmi
una risposta creativa, improvvisata al momento. Quasi
che se aspettava un po' la risposta poteva essere
diversa:
- L'arte è un gioco senza regole. E' dare realtà
ad una sensazione nel modo richiesto da quel momento. E'
rendere visibile ai sensi una sensazione Oppure
rappresentarla con della musica o delle parole. Fare
arte è trasformare un pensiero in realtà percepibile.
Diventa ARTE quanto più questo gioco è efficace. Il
valore dell'Arte dipende dalla sua efficacia a
trasferire nel modo più efficace ed universale il
concetto che la ha ispirata. In fondo è comunicazione
diretta tra coscienze senza intermediari. E' il modo più
efficace di ADORARE prima sé stessi e poi gli altri.
- Adorare? -
- Certo, ADORARE. Ad-orare significa parlare-con
l'identità intima dell'altro. Non solo con ciò che lui
ti mostra di sé, ma cercare di capire ed accettare ciò
che lui è dentro. Entrare dentro di lui e trasmettere
ciò che tu pensi di essere. E lasciare che lui ti legga
dentro senza paure. Chi si difende dall'altro ( ne ha
paura) non fa ARTE.
Ecco, Gian Berra è così. Non parla delle ferite che
riceve dalla paura di chi non fa ARTE. Per lui ciò fa
parte delle cose di ogni giorno. La sua forza gli viene
dal creare di continuo relazioni intime che non
pretendono consenso. Che sia la sua forza principale non
c'è dubbio. E forse nemmeno lui sa quanto ciò gli venga
dato dal sapore della terra
Ma voglio fargli dire ancora qualche cosa prima che
il pittore vada a prendere della grappa e che si accenda
la pipa trafficando con fiammiferi e tabacco:
- Ogni tanto tiri fuori la "paura". So che hai
fatto addirittura delle conferenze su questo tema. E'
davvero così diffusa? -
- No, non è poi così importante se ci guarda
attorno. Solo le identità che hanno sviluppato una
strada verso l'autocoscienza hanno paura. Non sanno
riposare in ciò che hanno dentro come eredità naturale.
Noi veniamo al mondo con tutto ciò che ci serve. Eppure
perdiamo la nostra vita in cerca di rassicurazioni. Ci
sono identità che non hanno paura. Un monte, il mio
gatto, la mia cagnetta Memole, i meli dell'orto non
hanno paura. Noi umani che in teoria dovremmo essere i
più consapevoli ne abbiamo un sacco di paura. Ma ne vale
davvero la pena?
Così cambio discorso. Meglio parlare dei quadri che
lui ha poggiato là dietro e bersi un bicchierino di
grappa.
Giancarlo Nadai.
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BAROCCO: Le
forme dell'Energia Vitale
Noi lo chiamiamo "BAROCCO", ma è solo
una parola per definire una novità.
Per gli uomini del settecento era una
novità esprimersi con le forme della
natura. Ogni cosa veniva definita con lo
stile assoluto dei pensieri dentro una
forma di pensiero fissa e rigida. L'arte
al servizio di un potere: un pensare
legato e ristretto che definiva sé
stesso. Un potere senza relazioni,
chiuso in gabbia per paura ed egoismo.
Ma chi aveva mai pensato alla forma di
una foglia? oppure della forma di un
cavallo, di un fiore, di una nuvola, di
un paio di labbra? Oppure dei colori dei
fiori, della forma di un seno o del
sesso?
Come mai potevano queste forme
cariche di vita diventare forma visibile
e parlare alle coscienze come idee
dotate di vita propria? La NATURA è
diretta nel suo rivelarsi. Parla come si
esprime un bimbo: trabocca di entusiasmo
di sé. E' felice di esserci ed apparire;
esagera di continuo sé stessa. Si impone
e poi si defila e se trova le condizioni
abbonda e straripa senza ritegno. E'
Vita.
Dove il pensiero unico ed assoluto
non ha avuto la fortuna di cancellare la
Vita, là il BAROCCO, cioè l'Arte
spontanea e naturale ha plasmato secoli
le civiltà dell'oriente. Le pagode
indiane slanciano nel cielo la forma di
un seno turgido. I tetti delle case
cinesi si curvano come riccioli
dispettosi e i muri si colorano di
rosso. Le antiche civiltà del Messico
scolpivano nella pietra gli idoli che
rappresentavano le loro paure: avevano
scoperto che quando alla paura viene
data forma visibile, essa perde gran
parte del suo potere. Le civiltà
africane hanno fatto un passo ulteriore:
hanno fatto una sintesi della forma. La
hanno ridotta all'essenziale, quasi uno
scheletro su cui costruire ciascuno una
carne. Un BAROCCO
INFORMALE.
BAROCCO E
BAROCCO INFORMALE
Due forme di espressione che
definiscono l'energia vitale.
Il BAROCCO
si esprime con le forme concrete,
visibili, palpabili della natura. E'
immediato, colorato, estroverso oppure
delicato. E' timido o arrogante assieme.
Impone sé stesso a voce alta, oppure
cerca di ammaliare chi lo osserva con la
sua delicatezza. E' arte che emoziona.
Ma che al tempo stesso delimita sé
stessa.
Il BAROCCO non impone sé stesso in
quanto non ha nulla di assoluto. Ma
cerca in tutti i modi di esserci, di
vivere come attimo. Il BAROCCO ride
soprattutto di sé stesso. E poi ci
ripensa e si ripresenta. Che lezione per
il mondo occidentale!
Il BAROCCO
INFORMALE
Sublime sintesi espressiva di
un'identità che si guarda dentro. Le
idee e sensazioni interiori non hanno
forma finché non diventano concetti.
Così è possibile esprimerli senza forma
riconoscibile. Colori, linee, punti,
macchie e materiali che richiamano
all'osservatore sensazioni ed idee che
lui si porta dentro. Catalizzatori
comuni che parlano da una eredità
ancestrale che ci accomuna tutti. Sono
musica, ritmo, silenzio ed improvvise
illuminazioni. Quando il miracolo
avviene, cioè quando si instaura la
comunicazione tra
Artista-Opera-Ossrvatore la magia si
attua e due o più coscienze condividono
l' attimo come una
ad-orazione reciproca.
Questo è il miracolo dell'Arte.
Ho cominciato 35 anni fa a dipingere
nello stile neo-espressionista che ora
chiamo NEOBAROCCO; circa quindici anni
fa cominciai a dare voce e segni al
sogno BAROCCO INFORMALE. Un sogno intimo
e segreto che volevo tenere tutto per
me. Ma gli amici hanno tanto insistito
che ora da qualche anno faccio uscire
dallo studio alcune opere, Forse i tempi
sono maturi. Passo da uno stile
all'altro a seconda dei momenti e delle
sfide. La Vita si esprime senza schemi
fissi. L'Arte ha mille forme infinite,
tutte buone. |
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